LA RAPPRESENTAZIONE ICONOGRAFICA DELLA BESTIA UMANA ED IL SUO SIMBOLISMO METAFISICO


di Argentino D'Auro


Letteratura, musica e pittura sono le tre arti messe al servizio della “rock-opera”, attraverso le quali “La Bestia Umana” è stata declinata al pubblico, affinché il suo significato possa essere compreso al meglio e rimanere scolpito nelle coscienze di tutti coloro che ne vogliono condividere le sollecitazioni ed il messaggio. Quest'ultimo di preoccupazione per le sorti dell'umanità, ma, allo stesso tempo, anche di possibile rinascita, solo se questa lo volesse con tutte le sue forze.
In questa sede intendo soffermarmi sulla rappresentazione pittorica (matite su cartoncino e dipinti) fornita dal Maestro Luca Luciano, oggi affermato pittore in campo nazionale, ieri membro fondatore degli Sfaratthons e voce solista del gruppo, all'epoca della genesi dell'opera.
Il suo è stato un tributo offerto in maniera spontanea e disinteressata, quasi fosse un atto di devozione nei confronti di un progetto che esprime l'amore per le proprie radici e che costituisce un luogo dell'anima, che tende a identificarsi con la gioventù, i posti e le passioni condivise con gli amici di un tempo e, soprattutto, i prodromi di una elaborazione culturale, che solo a distanza di tempo, in età matura, ha prodotto i suoi frutti migliori.
Nel libro “Una piccola impresa musicale”, avevo già abbozzato una spiegazione del dipinto “Anatomia di una fine” che fa bella mostra di sé sulla prima di copertina del volume in questione1. Così, incoraggiato dal Maestro, con il suo consenso, mi sono preso la briga di commentare gli altri disegni che illustrano l'opera.


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I disegni in questione, a loro volta, costituiscono un racconto di carattere prevalentemente simbolico, che si snoda seguendo il senso dell'opera stessa. La lettura sistemica dell'insieme delle raffigurazioni tende a rafforzarne il significato, fornendo il punto di vista autonomo ed originale dell'Artista, attraverso una interpretazione pittorica che mira ad integrarsi e a non sovrapporsi a quella fornita dalle musiche e dalle parole delle singole canzoni. L'impatto dirompente generato dall'effetto visivo delle immagini, generalmente, rafforza i contenuti ed i concetti che la rock-opera intende esprimere.
Infatti, appare evidente l'intenzione di Luca Luciano di perseguire uno scopo di più ampio respiro per mezzo di un progetto, la cui valenza trascende un obiettivo immediato fine a sé stesso, quale la semplice raffigurazione descrittiva dell'opera, a favore di un lavoro più complesso, articolato anche su diverse tecniche espressive, in grado di dar conto nella maniera più fedele possibile delle finalità che la stessa opera si prefiggeva sin dall'origine. Non a caso, il suo progetto iconografico, esposto in una apposita mostra allestita nei locali dell'ex distilleria di Borrello (1° – 30 agosto 2016), propone un titolo (“Decomposizioni”) ed un sottotitolo (“Opere ispirate a La bestia umana”) da cui traspaiono in maniera evidente le intenzioni dell'Artista, e cioè quelle di dar man forte alla sensibilizzazione nei confronti delle tematiche ambientali, da sempre fulcro ed epicentro dell'opera-rock, mediante una serie di disegni legati da un unico filo conduttore.
Venendo al merito della mostra, vi sono, senza dubbio, due simboli che ricorrono con una certa frequenza nella interpretazione grafica della “Bestia Umana” fornita da Luca: la testa d'uomo e le mosche. Entrambi costituiscono gli elementi portanti che concorrono alla definizione del quadro di riferimento generale nel quale si inquadra l'opera-rock: l'essere umano e l'ambiente dal quale il primo trae linfa vitale per la sua sopravvivenza biologica.
La testa simboleggia oltre all'essere umano in quanto tale, anche l'essere umano in quanto soggetto pensante e razionale. Grazie a questa sua particolare attitudine, che lo distingue da tutti gli altri esseri viventi, egli è in grado di discernere il bene dal male e di agire liberamente, secondo il suo libero arbitrio, operando di volta in volta le proprie autonome scelte dettate dalle opportunità del momento. Nell'uomo, allo stesso tempo, risiedono forze creatrici e forze distruttrici.
Alle mosche, invece, viene assegnata una funzione simbolica prettamente devastatrice, dal momento che si tratta di un insetto che vive in contesti sordidi, generalmente associati a condizioni di disfacimento e di vera e propria necrosi degli organismi viventi.
Orbene, questi due elementi, nella visione dell'Autore, contraddistinguono l'eterno conflitto che si consuma sul proscenio della vita terrena, la misura della cui caducità materiale è rappresentata dallo scontro di istanze contrapposte che convivono nell'uomo: l'aspirazione al bene e la coesistente tendenza di cedere alle tentazioni del male, quest'ultimo manifestantesi sotto le multiformi sembianze dell'egoismo, della sopraffazione, delle guerre, ecc.. E' il tema che già era stato adombrato nel quadro “Anatomia di una fine”, per la cui esegesi rinvio ai dettagliati riferimenti citati in nota (vedi retro). Invece, nella tela, che costituisce l'autentico masterpiece che dà il titolo al progetto pittorico di rappresentazione della “Bestia Umana”, intitolata dall'Autore, per l'appunto, “Decomposizioni”, questi ci mostra una testa d'uomo tagliata a metà nella quale sono state applicate le copie dei documenti più rappresentativi che rammentano a noi tutti l'immenso patrimonio culturale e spirituale dell'essere umano. Questa ricchezza incommensurabile, stratificatasi nei secoli, sotto le più disparate latitudini, è rappresentata dalle opere musicali, letterarie e religiose scaturenti dal suo genio e dalla sua sensibilità, colte attraverso alcuni fra i suoi più insigni letterati, musicisti, scienziati, filosofi, poeti, quali Verdi, Bach, Proust, D'Annunzio, Croce, Montale, ecc. Sulla testa tagliata sono sospese, come una spada di Damocle, le mosche a simboleggiare come l'uomo sia sempre soggetto a corruzione, non solo nella prospettiva dell'eternità, che è una condizione che non gli appartiene, ma anche in quella mondana, che è la dimensione che più interessa all'Autore e più fedele allo spirito dell'opera-rock, laddove egli è il padrone del suo destino, da cui possono scaturire opere scellerate ovvero atti di sublime grandezza.


Luca Luciano e Argentino D'Auro

In particolare, i disegni riportati a pagina 41 (La civiltà perduta) e 69 (Uomo) del libro (Una piccola impresa musicale), anch'essi esposti nella citata mostra, non fanno altro che riconfermare il tema di fondo affrontato da “Decomposizioni”, che non è solo una imponente tela capace di suscitare nella fantasia e nella soggettiva emotività dello spettatore variegate suggestioni e mutevoli riflessioni, ma anche un progetto culturale in itinere, aperto ad ulteriori integrazioni in grado di esprimere in maniera ancor più completa la già importante cifra artistica raggiunta nel campo pittorico dal nostro amico Luca Luciano.
Infine, la presenza di immagini “innaturali”, quali le case dalla forma cubica, collocate in contesti nei quali, ordinariamente, risulterebbero avulse e fuori luogo, sorprendono e stupiscono il pubblico. Sembra che l'Autore le utilizzi come un proprio segno distintivo di riconoscimento, quasi a ricondurre obbligatoriamente il pubblico al suo tratto, attraverso la fredda geometricità di queste figure che alimentano un senso di pervasiva malinconia.


1 Vedi, in particolare, Parte II, Considerazioni in ordine sparso su “Il ritorno della Bestia umana”. Brevi note a margine della rivisitazione dell'Opera del 30 dicembre 2015, pagg. 26-30, in A. D'AURO, Una Piccola impresa Musicale, s.i.p. Sambuceto (Ch), 2016.





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